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Consorzio Ducezio

Descrizione della grafica Consorzio Ducezio
Homepage » Le Terre di Ducezio
Gli storici del mondo antico come Polibio, Diodoro Siculo e Plutarco la chiamano "Suntèleia", cioè corporazione; confederazione: unione. Noi moderni, prendendo a prestito dai Latini; la chiamiamo "CONSORZIO". Comune resta il significato come pure l'idea di fondo: quella di una confederazione di Comuni che gravitano con i loro territori nella parte meridionale della Valle dei Margi, in un sistema di colline delimitato da strette valli fluviali, posto ai prodromi dell'altipiano ibleo, mentre al di là dalla vallata si erge superbo Monte Judica, nel quale "si conservano oscure rovine di una vera città fortezza, un punto di rifugio fortificato dalla natura e dall'arte" (Biagio Pace. 1958).
Queste erano, almeno in parte, le terre di DUCEZIO, condottiero siculo che nella metà del V secolo a.C. si pose a capo delle popolazioni indigene della Sicilia orientale per contrastare i colonizzatori greci di Siracusa.
Ma da quel mondo che combatte Ducezio prende a prestito molti elementi; tra cui il modello stesso del tiranno greco, fondando città e luoghi fortificati e convogliando il centro del suo potere attorno al santuario di Palikè, nel territorio di Mineo, (l'antica Menai) capitale della Lega Sicula, prima identificazione geopolitica tra una comunità e il suo territorio.
Seguendo un percorso che della Piana di Catania, ai piedi della rocca di Mineo, sale inerpicandosi tra gli altipiani del massiccio ibleo, o percorrendo i tracciati delle antiche trazzere regie, il visitatore avrà modo di ammirare la varietà del paesaggio, dove la straordinaria bellezza dei luoghi si sposa con una sedimentazione storico-archeologica di notevole valore culturale.
Lungo le pareti delle vallate o sugli altopiani che si distendono tra esse, immersi in una rigogliosa vegetazione tipicamente mediterranea, l'occhio attento del viaggiatore potrà scorgere le numerose tracce delle necropoli sicule o i resti degli abitati indigeni o, ancora, gli insediamenti rupestri tardo antichi, per fermarsi infine di fronte ai ruderi del possente castello dei Santapau a Licodia Eubea, posto lì da più di 700 anni a guardia della piana di Gela.
La variegata natura dei paesaggi ha offerto in passato, e continua ancora ad offrire, un utilizzo diversificato del terreno: verso sud e nelle distese degli altipiani prevalgono le colture estensive, interrotte dai floridi vigneti di Licodia Eubea, a nord, verso il fiume Caltagirone e la fertile valle dei Margi, é un susseguirsi di ordinati filari di agrumi disposti nella piana sotto Mineo o nei terrazzamenti panoramici intorno Grammichele e Militello. A tratti al verde brillante dei "giardini" di agrumi si sostituisce la forza rigogliosa degli ulivi, specie lungo i versanti delle colline e nei valloni più aridi di tutto il comprensorio. D'autunno le campagne di Vizzini e Militello si vestono di nuovi colori, offerti dai frutti della spinosa ma generosa pianta del ficodindia.
Tra i possibili itinerari paesaggistici ne suggeriamo due, Il primo ci porta sul versante occidentale del monte Lauro nel territorio tra Vizzini Licodia dove, negli anni '6° del secolo scorso, a valle della confluenza dei fiumi Amerillo e Vizzini, venne creata una diga che diede origine al Lago Dirillo. L'ampio invaso idrografico è inserito in un suggestivo scorcio paesaggistico ricco di vegetazione e interessanti tracce dell'operosità della gente del posto che ha sfruttato la forza produttiva dell'acqua, costruendo lungo le sponde del fiume Vizzini-Dirillo diversi mulini ad acqua. Questa testimonianza ritorna come una costante in altre zone del territorio di Vizzini, di Militello, di Licodia dove un torrente, un breve corso d'acqua offrivano l'energia necessaria per muovere le macine. Il secondo itinerario ci porta nel territorio di Militello, lungo le cave scavate dai torrenti Ossena e Loddiero e la Valle del Lembasi. Profondi canyon sono ricoperti da una ricca vegetazione di olivastri, alberi di carrubo, tamerici, ficodindia che offre ospitalità a diverse specie di animali, tra cui alcuni uccelli rapaci. La caratteristica morfologica e la ricchezza del territorio non sfuggirono alle popolazioni antiche come attestano le necropoli del Bronzo antico o gli insediamenti rupestri bizantini di Cava dei Monaci e di Piano Santa Barbara.
Il terzo percorso verrà riservato interamente alle contrade che anticamente costituivano il feudo di Judica Camopietro: con la sua posizione elevata (765 m s.l.m.) si riesce a spaziare con lo sguardo 1/6 del territorio dell'intera Sicilia, dalla roccia di Enna sino al massiccio dell'Etna e al Mar Ionio. Qui é un susseguirsi di casali, terreni fertili, boschi che attestano la generosità di questa terra, la salubrità dell'aria, i colori e i profumi della campagna, nonché la laboriosità della gente del posto, che in epoca araba si acquistò il nome di terrazzani e di recente quello di macchioti, cioè abitanti della macchia.
Alla ricchezza del territorio corrisponde un altrettanto ricco patrimonio storico artistico che abbraccia nelle sue manifestazioni più interessanti un arco temporale lungo tre millenni: dal Bronzo antico al tardo Barocco.
I musei civici di Grammichele, Mineo, Licodia Eubea espongono nelle loro vetrine gran parte del materiale recuperato durante le campagne di scavo nelle necropoli e nell'abitato dell'antica "Echetla" (Grammichele); o i resti materiali della "Menai" greca, di contrada S. Ippolito e di Monte Catalfaro, probabilmente sede politica della Lega Sicula di Ducezio; o i corredi funebri delle necropoli del Calvario, di Vigna della Signora e del moderno centro urbano di Licodia Eubea, al punto da guadagnarsi quest'ultima la denominazione di una "facies" nella cultura materiale sicula, con una ceramica che mescola, con grande libertà, elementi decorativi indigeni con altri di chiara matrice ellenica.
Fanno bella mostra di sè nel museo civico i materiali recuperati nelle campagne di scavo sul Monte Judica e riferibili ad un abitato greco del VI sec a.C. identificabile con l'antica Hergetium, mentre i resti imponenti delle fortificazioni militari di Monte Tunisi attestano ancora come la zona serviva a controllare le vie d'accesso ai territori dell'entroterra.
Fiori all'occhiello di questa rete museale che i Comuni consortili possono offrire al turista come allo studioso sono certamente il Parco archeologico di Occhiolà (Grammichele) e l’Antiquarium di Paliké di contrada Rocchicella (Mineo). Il parco di Grammichele racchiude nel suo perimetro diversificate testimonianze archeologiche, non del tutto ancora esplorate, e l'impianto urbano della borgata Occhiolà distrutta dal tragico terremoto del 1693. Il tutto inserito in uno scorcio naturalistico di rara bellezza che domina la valle dei Margi. L'antiquarium di Palikè (inaugurato nel dicembre 2003) è il coronamento di una serie di campagne di scavo, nei pressi dell’altura di Rocchicella, che hanno riportato alla luce l'area archeologica di Palikè, sede nell'antichità del culto indigeno dei Palici, divinità che davano i loro responsi attraverso le acque ribollenti del laghetto Naphtia.
Di diversa natura, ma pur sempre importanti, altri complessi museali: a Militello è possibile visitare il Museo diocesano “S.Nicoló” con i suoi tesori d'arte sacra e la sua interessante pinacoteca; sempre a Militello di recente è stato inaugurato nella sede dell'ex carcere mandamentale il Museo “S. Guzzone”, uno spazio espositivo polivalente con la vasta collezione di "bandi" pubblici, (la più ricca della Sicilia), la sua raccolta di libri antichi, la sua pinacoteca e, in fase di allestimento, la sezione archeologica. Mineo ricorda il suo più illustre figlio, Luigi Capuana, padre del verismo italiano, con la Biblioteca e il Museo Capuaniano che ben presto avranno una sede più consona dell’attuale, all'interno del palazzo comunale, presso la casa natale dello scrittore menenino.
Mentre Vizzini ricorda l’altro grande scrittore verista, Giovanni Verga, che li ebbe i natali, con il Museo dell'immaginario verghiano, ospitato nell'antico Palazzo Costa Garra.
Ma i tesori di questi paesi non si trovano solo nei loro musei: sono chiese, palazzi, piazze, strade frutto dell'estro creativo di artisti, più o meno noti, e della laboriosità artigianale delle maestranze locali. Questi uomini nei secoli passati sono riusciti a far scaturire dalla pietra arenaria, dal marmo, dal legno, dai colori raffinate opere d'arte che fanno bella mostra di sé nelle splendide chiese, nelle facciate e nei balconi dei palazzi nobiliari o lungo le vie principali dei centri urbani.
È indicativo come da un evento drammatico come il terremoto del 1693 grandi e piccoli centri urbani della Sicilia orientale abbiano tratto gli stimoli giusti per una rinascita di grande splendore e di forte impatto scenografico, definita con la categoriametastorica di “Barocco Siciliano”. Anche i centri di Militello, Mineo, Vizzini e Licodia ebbero questa rinascita e vennero ricostruiti nello stesso sito preterremoto, sviluppando i nuovi impianti urbanistici lungo assi viari longitudinali che si adattarono, ancora una volta, alla natura geomorfologica su cui sorgono.
Ecco allora Militello con via Umberto, cuore e salotto della città, che unisce la piazza Municipio (con a fianco la splendida ex Abbazia di S. Benedetto) con la piazza di S. Maria della Stella (altro gioiello del barocco siciliano).
Ecco ancora Mineo con le sue vie disposte a raggiera, convergenti dalla rocca verso la valle dei Margi alla piazza Bellini con l'ex Collegio dei Gesuiti e lì accanto la Porta Adinolfo.
Ecco allora Vizzini con la via che dall’alto di piazza Matrice, dominata dalla composita Chiesa Madre, scende sino a piazza Umberto (sulla quale si affaccia il prospetto neoclassico del palazzo Comunale), per poi riprendere il suo percorso sino alla grandiosa Chiesa di S. Giovanni, il più grande edificio di culto della diocesi di Caltagirone.
Ecco, infine, Licodia con la sua “Strada longa” che divide il paese in due e chiude il suo tragitto nella piazza Vittorio Emanuele, col prospetto settecentesco della Chiesa Madre, ai piedi del Castello Santapau.
Solo Grammichele, per volere del principe Carlo Maria Carafa Branciforti, trasferì l'impianto urbanistico dalle alture di Occhiolà al vicino Piano degli Asfodeli, assumendo la caratteristica pianta esagonale. Ancora oggi è possibile ammirare presso il palazzo Comunale la lastra di lavagna sulla quale venne disegnata la pianta della nuova città da parte di Frate Michele da Ferla, che ne eseguì anche il tracciato sul terreno.
Della storia di Castel di Judica possediamo autorevoli testimonianze di Irisi, il geografo di origini arabe, che nei 1154 scrive: “Judica è un robusto casale, molto popolato, con vasti terreni da semina e prodotti discretamente abbondanti e molto proficui”, mentre lo storico siciliano Tommaso Fazello ricorda come "Caltagirone fu arricchita da Ruggero il Normanno delle spoglie del Castel di Zotica precedentemente rovinato".
A sottolineare l'importanza culturale di questi centri nel panorama dell'isola bisogna ricordare che Militello di recente è stata inserita, insieme ed altri sette paesi della Val di Noto, in una lista del "Barocco siciliano" stilata dell’Unesco come patrimonio dell'umanità da salvaguardare e valorizzare.
Sarebbe estremamente lungo l'elenco dei monumenti o delle opere d'arte da visitare e conoscere in questi sei centri delle "terre di Ducezio". Ne presenteremo alcuni, sperando di stimolare una vivace curiosità nel lettore.
A Militello di fronte alle sfarzose chiese di S. Nicolò, di S. Maria della Stella e di S. Benedetto, passa quasi inosservata la piccola chiesa della Madonna della Catena (XVII sec.), dalla semplice facciata ma all’interno decorata da una teoria di sante in un tripudio di stucchi, grottesche e festoni baroccheggianti. Lo stesso linguaggio progettuale e iconografico troviamo nella Chiesa del Crocifisso a Licodia Eubea, dove la stessa rassegna dì statue e di stucchi è arricchita da affreschi nella volta e nei mascheroni lungo le pareti della navata che illustrano scene dell’Antico Testamento e le Sette opere di misericordia.
Tornando a Militello, c'è un esempio di architettura rinascimentale nella chiesa di S. Maria la Vetere, con lo splendido portale attribuito ad Antonello Gagini, degli inizi del 500. Restando a Militello una puntata bisogna fare, tra l’altro alla Chiesa di S. Maria della Stella per ammirare la pala d’altare in maiolica policroma raffigurante la Natività, realizzata da A. Della Robbia, per poi raggiungere la Chiesa dei SS. Angeli Custodi con un bellissimo pavimento in ceramica della seconda metà del 700.
Spostandoci a Vizzini, un altro esempio di pavimentazione maiolicata è troviamo nella Chiesa S. Lucia con il convento dell'Annunziata (XIII-XVIII sec). L’interno è decorato da pregevoli affreschi e tele del 7OO. La tradizione vuole che il convento fu fondato da S. Antonio da Padova nel 1225, che si fermò nel luogo qualche giorno, passando in Sicilia dal Marocco.
A Grammichele, giunti nella piazza esagonale intitolata al Principe Carafa, colpisce per la maestosità della facciata la Chiesa Madre (inizi del 700); tra le numerose tele conservate al suo interno, due sono degne di importanza: La Disputa di S. Caterina (autore ignoto) e il transito di San Giuseppe (sempre di autore ignoto) perché provenienti dall’antica Occhiolà e quindi sicuramente seicentesche.
Tra le chiese conventuali da ricordare la Chiesa dei Cappuccini a Licodia Eubea (XVI-XVIII sec.) con l'altare maggiore ligneo del 700 e la balla tela con il Perdono di Assisi (1676) di Mariano Cusmuno, artista locale attivo nella Sicilla orientale, e la pregevole via Crucis affrescata lungo le lesene delle pareti, oppure a Militello la Chiesa di S. Maria degli Angeli (dei Frati Cappuccini) con un dipinto di Filippo Paladini dedicato alla titolare della chiesa, oppure a Vizzini la Chiesa di S. Maria di Gesù (dei Frati Minori) che conserva una statua marmorea della Vergine attribuita al Laurana.
La stessa intestazione a S. Maria degli Angeli troviamo a Mineo nell'ex Monastero nei pressi della Chiesa di S. Francesco, ed oggi utilizzato come spazio espositivo per una mostra d'arte sacra.
La monumentalità é invece la caratteristica di alcune Chiese di Mineo, come la Chiesa di S. Pietro o di S. Agrippina (entrambe del 700), oppure la Chiesa Matrice di Vizzini che rappresenta quest'ultima ordini e stili diversi, sia all'esterno con la facciata principale in stile barocco e il lato sud con il portale gotico, sia ell’inteno, a tre navate, con un miscuglio di stili che vanno dal gotico al rococò.
Sicuramente di epoca pre-terremoto sono due edifici di culto di Castel di Judica, purtroppo ridotti a livello di ruderi: il primo è la chiesa di S. Michele Arcangelo, immersa in una ricca vegetazione di pini, querce, pistacchi e macchia mediterranea; l'altro è il monastero di Monte Scalpello (XVI sec.), fondato da frate Filippo Dolcetto e dedicato prima al culto di S. Costantino poi a S. Giovanni Battista. L'eremo è stato abitato fino al 1809 quando venne abbandonato dagli ultimi monaci per un contrasto con un nobile calatino, preposto al controllo dei beni ecclesiastici.
Per chi volesse fare una semplice passeggiata per le vie di questi paesi potrà ammirare splendidi palazzi segni di un passato glorioso, e dentro i quali é trascorsa la vita politica e socio-economica di questi centri. Vicende che non troverà nei libri di storia ma che hanno la fantasia popolare, come il Palazzo dei Leoni a Militello, scenari della triste e drammatica storia d’amore di Aldonza Samtapau, uccisa dal marito il Barone Pietro Antonio Barresi, signore della città, perché sospettava di tradimento con Pietro Caruso, segretario del Barone; oppure che hanno stimolato l’estro letterario di Giovanni Verga che, a Vizzini, ambienta nel Palazzo Sganci il fidanzamento di Bianca Trao e Mastro Don Gesualdo.
Questi solo alcuni dei tanti monumenti che le "terre di Ducezio" offrono al visitatore che vuole conoscere luoghi, gustare sapori, vedere bellezze nauturali ed artistiche che sono, ingiustamente, fuori dai grandi itinerari, ma che sanno certamente dare un'immagine nuova (perché fortemente ancorata alla tradizione) della nostra Sicilia.
Benvenuti nelle Terre di Ducezio!